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Enzo Miccio: «Il wedding planner è per sempre». L’intervista

Per sempre. È questa la promessa di un matrimonio. Un concetto che fa fede non solo alle promesse, alla volontà di un amore che non smetta di consolidarsi in se stesso, ma anche al ricordo di quel momento: perché quel giorno, indipendentemente da come trascorrerà la vita, rimarrà per sempre.
E forse questo è uno dei motivi che rende il giorno del matrimonio così importante: perché per sempre rimarrà nel percorso esistenziale di una persona, tra i ricordi di chi l’ha vissuto da protagonista, ma anche tra quelli di chi ha partecipato come ospite. Insomma, il giorno del matrimonio è come il primo amore (anche se non sempre coincide): non si scorda mai. Ed è per questo che una sposa deve sceglierlo con cura: certo, il marito. Ma anche il Wedding Planner. 

Si prefigura come un’ispirazione. Per chi si affida a lui come cliente, per chi può godere di una partnership con il suo team, per chi fa il suo stesso lavoro. Perché Enzo Miccio ha letteralmente stravolto il mondo del Wedding Planning, dando un nuovo significato alla professione stessa e alla figura del Wedding Planner, che oggi non è più solo colui che coordina i lavori pratici, ma anche – e, c’è da dirlo, soprattutto – un vero e proprio compagno di viaggio che guida moralmente e personalmente la coppia al fatidico giorno.

Nato come professionista nel mondo degli eventi, il valore che Miccio ha sempre recepito e che lo ha accompagnato in ogni sua organizzazione è stato quello della condivisione: «Un valore con il quale sono cresciuto, fin da bambino. Si può dire che “aggiungi un posto a tavola” fosse il motto di casa mia – racconta Enzo, ricordando le sue origini campane –. La condivisione è sempre stato un vero e proprio stile di vita, nella mia famiglia: per qualsiasi persona passasse, c’era sempre la possibilità di un posto in più. Sono sicuro che anche questo abbia influito sul mio avvicinamento al mondo degli eventi, dove la condivisione è regina».

Insomma, quando c’era da organizzare un appuntamento – da un incontro a un evento -, Enzo era l’addetto ai lavori. E ne era felice. Perché mai si sentiva al suo posto come quando doveva studiare e curare i dettagli di un momento, affinché questo fosse perfetto per tutti. La stessa attenzione maniacale che ha dedicato ai matrimoni, arrivati – come dice lui – per caso, d’altronde come ogni cosa che poi si rivela destino.

«E pensare che ho iniziato senza la sposa». Come senza la sposa? «Sì, con la mamma. Il primo matrimonio che ho organizzato è stato in compagnia della mamma della sposa: quest’ultima era all’estero, sarebbe rientrata per il fatidico giorno e tutto doveva essere pronto».

Da quel momento, il mondo del Wedding diventa il suo. Prima perché è quello che lui sceglie; oggi perché, lo si può dire, ne detiene lo scettro. «Credo di aver smontato e rimontato l’immagine del matrimonio, cercando di cambiarne il concetto. Non è un plauso autoreferenziale che mi faccio, questo – sottolinea Enzo -. Lo sostengono le persone che lavorano insieme a me e che riconoscono quanto sia cambiata la filosofia del matrimonio in quanto evento, a livello sia organizzativo sia economico: oggi quella del matrimonio è una vera e propria industria. Insieme al team di professionisti che mi accompagna, abbiamo creato una piccola ma importante rivoluzione, che comunque non è finita».

Nessuna fortuna. Come sempre, a rendere un professionista un punto di riferimento per il settore in cui opera è il modo che ha di approcciarsi al lavoro stesso. Il più delle volte chi riesce ad acquisire un certo tipo di leadership è chi vede la sua professione non tanto come tale bensì come un’estensione del suo sé; «Non pretendo che un matrimonio sia fatto come dico io, perché chiaramente deve essere organizzato secondo le volontà della coppia, quel che è certo, però, è che io devo sentirmi soddisfatto del lavoro svolto. Fin nel più piccolo dettaglio. Sono una persona precisa e vivo ogni matrimonio come se fosse un po’ anche il mio. Questo mi permette di creare un feeling unico con la sposa: a volte è sufficiente un abbraccio, uno sguardo… un gesto che dimostra quell’intesa sottile che è venuta a crearsi e che, per me, rappresenta il punto massimo della mia soddisfazione. Ci sono spose che, la mattina dopo il matrimonio, mandano il primo messaggio del giorno al sottoscritto. Per ringraziarmi, per condividere con me la loro felicità. Il rapporto con la sposa è sacro: lei ti sta mettendo tutto nelle mani, non la puoi tradire. Ha bisogno di una spalla, la relazione che viene a crearsi molto spesso non ha nulla a che vedere con l’organizzazione pratica del matrimonio: perdo ogni volta il conto delle telefonate che ricevo solo perché vogliono raccontarmi cosa è successo… e non ha a che vedere con le nozze».

Farsi raccontare il mondo del Wedding da Enzo Miccio significa lasciarsi invadere da un’ondata di positività e gioia: «La serenità deve caratterizzarti sempre, in questo settore. È proprio con tranquillità e spirito positivo che tutti coloro che lavorano nel mondo del Wedding hanno affrontato la crisi che ci ha messo di fronte il periodo di lockdown e a loro va il mio applauso più grande. Non si può dire che sia facile affrontare con positività un momento in cui bloccano completamente il tuo lavoro, non scadiamo certo nella retorica. Motivo per cui è giusto riconoscere l’impegno di chi persevera nella sua Vision nonostante le difficoltà».

E di imprenditorialità Enzo ne sa: la sua linea di abiti da sposa, la Enzo Miccio Bridal Collection, è stata per lui «una sfida. Anzi… una follia!» scherza, per sottolineare la difficoltà di fare impresa, ma con il sorriso di chi è felice di ogni decisione presa; «Con le mie collezioni voglio sponsorizzare il Made in Italy: tutto ciò che concerne gli abiti è lavorato in Italia, dai ricami fatti a mano a ogni dettaglio; si tratta di alta sartorialità nostrana, per tornare a dare lustro al lavoro svolto nel nostro Paese; il Made in Italy, oggi, sta soffrendo, è importante che chi fa impresa lo valorizzi il più possibile».

Per sempre, dicevamo. Una promessa, un ricordo. Ma anche il nome della nuova collezione della Bridal Collection: «Ho voluto omaggiare le mie spose del 2020 chiamando “Per sempre” la nuova collezione perché l’essenza dell’abito da sposa è eterno, non è soggetto a una moda. Esattamente come la donna che sceglie uno dei miei abiti: sicura di sé, che desidera un vestito che non la snaturi e che esalti il suo essere nella sua totale origine». Perché in fondo, così come per l’amore, solo ciò che è vero può essere per sempre. 

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