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Le industrie culturali e creative: un settore chiave per la ripresa

Moda, arti performative, artigianato artistico, design: sono le industrie culturali e creative

Basta dare un’occhiata all’elenco per rendersi conto che stiamo parlando di settori chiave dell’economia italiana. Il dato è tanto più significativo se pensiamo al collegamento con altre filiere, come quelle del turismo e della green economy.

Inutile negarlo: le industrie culturali e creative sono state colpite duramente dalla crisi del covid-19. Lo confermano i risultati di un’indagine condotta nel 2021 dalla Fondazione Symbola. Su 1.800 operatori intervistati, il 44% stima una riduzione di ricavi superiore al 15%, mentre un altro 15% registra perdite superiori al 50%

Il rapporto “Io sono cultura 2021”, pubblicato dalla stessa Fondazione ad agosto, racconta inevitabilmente le difficoltà del comparto. Lo studio, però, evidenzia anche alcuni trend positivi che confermano come arte, cultura e creatività siano settori chiave per trainare la ripresa. 

Partiamo da alcune cifre: malgrado i problemi affrontati in un anno di pandemia, le industrie culturali e creative hanno generato 84,6 miliardi di euro di valore aggiunto, ossia il 5,6% del totale prodotto dall’intera economia italiana. Sul fronte dell’occupazione, il dato si traduce in un milione e mezzo di posti di lavoro

Le industrie culturali e creative, inoltre, attivano un effetto leva che influenza positivamente anche altri settori: per ogni euro prodotto dal comparto se ne generano 1,8 nel resto dell’economia. La cifra è addirittura superiore in alcuni ambiti, come quello del patrimonio culturale: non c’è da stupirsi, visto lo stretto legame con il turismo.

Certo, i dati sono più modesti rispetto agli anni precedenti, ma restano comunque significativi: anzi, il settore culturale e creativo ha saputo sfruttare a proprio vantaggio alcuni dei cambiamenti che hanno accompagnato la crisi del covid-19. 

Uno dei più significativi è senz’altro la grandissima crescita dell’offerta culturale sulle piattaforme digitali: non solo un modo per far fronte alle restrizioni imposte dal periodo, ma un’opportunità per raggiungere un pubblico più numeroso e, perché no, rivolgersi a nuovi target. Oggi, ad esempio, si stanno affermando formule inedite, come gli eventi ibridi a cui si può partecipare sia online che offline, oppure i festival che affiancano alle proposte dal vivo anche gli appuntamenti via web.

Certo, alcuni settori hanno reagito più in fretta di altri: è il caso del comparto del lusso. Secondo le cifre pubblicate a giugno da Altagamma, l’associazione che rappresenta i brand più prestigiosi del Made in Italy, il settore si sta rapidamente risollevando dall’effetto della crisi. 

Una ripresa che tocca sia l’acquisto di beni (si parla di “lusso personale”) sia la scelta di esperienze esclusive (“lusso esperienziale”). Rispetto al 2020, entrambi i settori sono in crescita, con un aumento del 25-30% per il lusso personale e del 60% -70% per il lusso esperienziale legato a viaggi, eventi, ristorazione.

Altri segnali di fiducia arrivano dal settore del mobile, soprattutto nel comparto del design: secondo l’ufficio studi di Mediobanca, la filiera del legno – arredo nel 2021 crescerà dell’8,7%, con un +9,4% per l’alta gamma. E di ripresa parla anche il Salone del Mobile che si è da poco concluso a Milano: un’edizione, quella del Supersalone, che ha visto la presenza di 60 mila visitatori provenienti da 113 paesi in sei giorni di manifestazione. 

L’evento è stato pensato per dare spazio e visibilità alla produzione di oltre quattrocento aziende italiane nell’ultimo anno e mezzo. L’attenzione torna sul prodotto, valorizzando l’innovazione e i grandi classici: una sorta di “biblioteca del design”, nelle intenzioni degli organizzatori, ma anche un modo per dire “Noi ripartiamo da qui”.

Gli operatori delle Industrie culturali e creative guardano con attesa e interesse anche al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza recentemente approvato dal governo. Il Recovery Plan italiano, infatti, prevede diverse misure a vantaggio delle industrie culturali e creative. 

1,1 miliardi di euro sosterranno investimenti per migliorare la fruizione del patrimonio culturale: si parla di digitalizzazione delle strutture, efficienza energetica, accessibilità. Altri 2,1 miliardi riguarderanno invece la valorizzazione di borghi, parchi e giardini storici e del paesaggio rurale.

Una misura specifica, con una cifra accantonata di 300 milioni di euro, prevede investimenti per il rilancio di Cinecittà, mentre 800 milioni saranno destinati agli interventi antisismici.

Infine, 155 milioni sosterranno progetti e iniziative proposti direttamente dagli operatori delle industrie culturali e creative per promuovere la domanda e la partecipazione culturale sull’intero territorio.

Proprio la capacità di attuare progetti innovativi è una caratteristica significativa di chi lavora nel settore. Sempre più spesso i professionisti delle industrie culturali e creative integrano le proprie competenze ed esperienze per proporre nuove strategie e una nuova offerta culturale.Qualche esempio? Coinvolgimento diretto del pubblico e del territorio, diffusione di contenuti attraverso le piattaforme digitali, nascita di profili professionali ibridi come quello del sound designer. Sono le tendenze attuali e future di un settore che guarda avanti: e che trova nella propria creatività e nella capacità adattarsi al cambiamento le risorse per ripartire.

Laura Franceschi

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