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Le reti d’impresa: un’opportunità per le aziende

Fare rete, collaborare, cooperare: tre termini molto usati dalle imprese oggi. In Italia esiste uno strumento specifico per promuovere la cooperazione tra le aziende: sono le reti di impresa, nate nel 2010 per regolare i rapporti tra attività imprenditoriali che vogliono mettere insieme competenze e risorse per sviluppare un programma di iniziative comuni.

Sottoscrivendo un contratto di rete, due o più imprese si impegnano a collaborare, scambiandosi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale o tecnologica e portando avanti attività e programmi per raggiungere un obiettivo condiviso.

I dati diffusi dal registro delle imprese mostrano l’interesse crescente degli imprenditori nei confronti delle reti. Le aziende che aderiscono ad un contratto di rete in Italia sono 39.363, per un totale di 6.887 contratti attivi (dati aprile 2021): nel 2020 il numero delle reti è aumentato del 13% (Dati Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa a fine 2020).Le imprese che aderiscono a una rete devono essere almeno due: possono avere forma giuridica e dimensione differente e non devono per forza appartenere allo stesso settore. Le reti d’impresa sono dunque uno strumento molto flessibile, ma quali vantaggi portano alle aziende? Prima di tutto, la possibilità di mettere in comune know-how e risorse per diventare più competitive sul mercato.

Le reti, ad esempio, possono essere molto utili in iniziative di penetrazione commerciale. Immaginate una grande azienda che esporta caffè: l’impresa vuole entrare nel mercato russo, ma sa che i potenziali clienti cercano un prodotto d’eccellenza, molto superiore a quelli che l’azienda propone. Si rivolge allora a una piccola impresa locale che produce un caffè di ottima qualità ma che non ha mai esportato, e le propone di inserire le sue miscele nel proprio catalogo per la Russia e per altri paesi. Le due aziende creano una rete d’impresa e sviluppano il progetto con un marchio comune: la prima azienda potrà così soddisfare le esigenze dei mercati target e la seconda inizierà ad esportare, contando sull’esperienza e sulla potenza di fuoco dell’impresa partner.

Ancora, le reti d’impresa possono diventare strumenti molto utili per promuovere un territorio. Pensate ad una piccola meta turistica di montagna: un hotel del luogo, un’azienda di trasporti, un’agenzia di viaggi e una società di digital marketing decidono di creare una rete turistica. L’hotel e l’azienda di trasporti sviluppano un pacchetto turistico che include una serie di escursioni a prezzo scontato per i clienti della struttura ricettiva. L’agenzia turistica propone l’offerta e si appoggia all’agenzia di marketing per promuoverla in modo efficace anche sul web.Un secondo vantaggio è l’opportunità di gestire i rapporti di lavoro in maniera flessibile all’interno della rete. Uno degli istituti più utilizzati all’interno delle reti, infatti, è il distaccodei lavoratori: attraverso il distacco, un datore di lavoro mette temporaneamente a disposizione di un’altra azienda appartenente alla rete uno o più lavoratori impegnati in una determinata attività. Con il distacco, il lavoratore può operare presso la sede di un’altra impresa aderente (o anche in una sede diversa, collegata comunque alle attività della rete) mantenendo le tutele previste dal proprio contratto in termini assicurativi, contributivi e di remunerazione e rimanendo comunque dipendente della propria azienda.

Un terzo vantaggio riguarda la possibilità per di partecipare a bandi di finanziamento dedicati alle reti o che comunque privilegiano i progetti presentati dalle reti. Tre anni fa, ad esempio, il Ministero per i Beni Culturali pubblicò un bando per finanziare iniziative di promozione territoriale portate avanti da grandi reti di impresa nel settore turistico – ricettivo. Più di recente, la Regione Veneto ha sostenuto con contributi a fondo perduto le iniziative di internazionalizzazione promosse da reti o aggregazioni di impresa.

Una suddivisione fondamentale va fatta tra rete d’impresa soggetto e rete d’impresa contratto. La rete di impresa soggetto dà vita ad un nuovo soggetto giuridico autonomo rispetto alle aziende partecipanti, con caratteristiche e obblighi precisi: tra le alte cose, la rete soggetto deve redigere un bilancio, gestire un fondo patrimoniale comune, avere una partita IVA e tenere le scritture contabili proprie di un’azienda. Si tratta di una tipologia di rete che di solito viene creata per gestire progetti che prevedono investimenti ingenti e in cui le imprese partecipanti mettono in comune risorse economiche significative: in caso di indebitamento, insolvenza o situazioni simili la rete soggetto risponde unicamente con le risorse del fondo comune, lasciando intatto il patrimonio delle imprese aderenti.

La rete contratto, invece, ha una forma più snella: non dà vita ad un soggetto giuridico autonomo e il fondo comune non è obbligatorio. Questo tipo di rete continua a essere la più diffusa, con 5.265 contratti stipulati, pari all’86% del totale; le reti soggetto, invece, sono 889, ossia il 14% (Dati Osservatorio Nazionale sulle reti d’impresa 2020).

Ad oltre dieci anni dall’entrata in vigore della legge che le istituisce, le reti di impresa sono ancora vive e vegete. Oggi, in una situazione in cui cambiamento, capacità di cooperare e flessibilità sono all’ordine del giorno, le reti offrono un modello di collaborazione efficace e concreto: un modello a misura di impresa.

Laura Franceschi

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